Martone: “laurearsi a 28 anni è da sfigati”

Stamattina, appena svegliato, mi sono collegato in rete per aggiornarmi degli ultimi fatti avvenuti in Italia e nel mondo ed ho trovato sul sito de “La Repubblica” una lettera di un ragazzo 28enne, Adelmo Monachese, (link) che rispondeva in maniera molto scocciata alla provocazione lanciata ieri dal vice ministro Martone il quale ha affermato che laurearsi dopo i ventotto anni è da sfigati (link). Devo esser sincero ed ammetto che non condivido affatto ciò che ha scritto questo studente/lavoratore di Foggia. Io credo infatti che il viceministro Martone non si riferisse alla classe di studenti/lavoratori quanto a tutti quegli studenti che vivono sulla disponibilità economica dei propri genitori e fanno 1 o 2 esami l’anno giusto per fa vedere che qualcosa ogni tanto viene fatto. 

Da parte mia vi posso dire che sono uno studente di 26 anni che studia architettura, quinquennale, all’università degli studi di Firenze; sono, come il ragazzo della lettera, un pendolare anche se il mio tragitto è decisamente più breve, e meno costoso; infatti l’abbonamento mensile mi costa “solamente” 50 euro circa. Mi sono iscritto alla mia facoltà nell’ormai lontano anno accademico 2005/2006 e sono ufficialmente al 2 anno fuori corso con la prospettiva di finire nel 2014, visto che il tempo di una tesi di laurea in progettazione dura da un minimo di 6 mesi ad un massimo di 1 anno ed ho ancora diversi esami da sostenere. 

Rispetto poi al ragazzo pugliese mi posso ritenere fortunato perché non faccio parte di quel 10% di studenti-lavoratori (link); tuttavia non mi sento di riconoscermi nemmeno nella classe di “sfigati” dichiarata dal viceministro in quanto non credo che la colpa del mio ritardo sia esclusivamente personale. Intendiamoci, sicuramente nel corso degli anni avrei potuto ed avrei dovuto far di più, però ritengo che anche l’università stessa abbia le sue colpe. Esistono infatti numerosi esami che non si possono sostenere, almeno ufficialmente, se prima non sono stati sostenuti degli esami precedenti. Vi faccio un esempio breve; per sostenere l’esame di Restauro (3 anno) è necessario aver sostenuto l’esame di Rilievo (2 anno) il quale a sua volta è bloccato dall’esame di Geometria descrittiva (1 anno). Secondo la logica accademica, io non sarei in grado di sostenere uno degli esami bloccati se prima non riesco a passare l’esame del primo anno; peccato che ho già superato l’esame di Restauro (30) e l’esame di Rilievo (28) senza alcun problema. Ma vi potrei portare anche altri numerosi esempi, come il fatto di dover sostenere, per almeno l’80% degli esami del piano di studi uno scritto ed un orale. Questo vuol dire sostenere in realtà un doppio esame che il più delle volte potrebbe tranquillamente fermarsi allo scritto. Può sembrare una banalità ma in realtà non è così in quanto se al posto dello scritto + orale avessimo la possibilità di esser giudicati solamente con lo scritto, una volta superato potremmo concentrarci su un altro esame e di conseguenza potremmo raddoppiare la nostra velocità.

Ovviamente questi sono esempi che possono sembrare banali tuttavia evidenziano che il sistema universitario non è progettato per aiutare lo studente. Ci tengo a precisare tuttavia che questa non deve esser presa come una scusa per giustificare il proprio ritardo accademico ma deve essere presa come critica costruttiva per migliorare una situazione veramente insostenibile considerando soprattutto che i nostri colleghi europei hanno un vantaggio di almeno 3 anni rispetto a noi e questo, alla lunga, incide sulla possibilità di trovar lavoro sia in Italia che in Europa. 

In conclusione, quindi, vorrei rispondere al viceministro Martone dicendogli che condivido il suo pensiero quando lei afferma che gli studenti, non lavoratori, che si laureano a 28 anni sono degli sfigati tuttavia bisogna mettere bene in chiaro che la colpa non può ricadere solamente sulla classe studentesca ma deve esser ripartita anche con una gestione universitaria non all’altezza di uno dei paesi più avanzati al mondo. Ed è proprio per questo motivo che sia come studente che come rappresentante del movimento studentesco Studicentro vorrei che per una volta fosse affrontata una vera riforma universitaria.

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